L’internazionalismo, il fiore più bello della Rivoluzione Cubana

Los médicos cubanos momentos antes de partir a Liberia. Foto: Ismael Francisco / Cubadebate

Los médicos cubanos momentos antes de partir a Liberia. Foto: Ismael Francisco / Cubadebate

 

Para los amigos y amigas italianas que visitan Baraguá


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

22/09/2016

 

Cuba ha annunciato l’invio di 165 lavoratori del settore sanitario in Sierra Leone, uno dei paesi africani in cui Ebola sta colpendo con maggior forza. Cuba risponde in questa maniera solidaristica – è il Paese che ha inviato più effettivi – alla chiamata dell’Organizzazione Mondiale della Salute, l’OMS, che a sua volta invitava governi e ministri di tutti i paesi ad unirsi nella lotta contro il suddetto flagello. E ha, senza dubbio, l’autorità morale per farlo.
Non è la prima volta che Cuba rivoluzionaria tende una mano altruista alle popolazioni più bisognose del mondo. In 55 anni di rivoluzione sono stati inviati ben 76.744 operatori della salute cubani in 39 paesi del continente africano. Attualmente 4.048 prestano la propria collaborazione nei suddetti 39 paesi, 2.269 dei quali sono medici.

A livello mondiale, al giorno d’oggi, Cuba collabora con 66 paesi con 50.731 cooperanti – il 64,6% sono donne – tra i quali si annoverano 25.412 medici. In tutti questi anni, la solidarietà cubana ha raggiunto la non trascurabile quantità di 595.482 missioni in 158 paesi, portata avanti grazie alla partecipazione di 325.710 lavoratori del settore sanitario e alla solidarietà di un intero popolo.
La politica estera della Rivoluzione Cubana è ed è stata sempre impregnata del principio internazionalista e solidale. “La patria è l’intera umanità” diceva Josè Marti, e l’umanità non abita solo Cuba ma tutto il mondo. Sono assolutamente convinto che quando Fidel nel 1955 disse che “La patria non è la celletta di uno schiavo, ma è la terra di un uomo libero” stava pensando non solo alle donne ed agli uomini di Cuba, ma anche alle donne ed agli uomini di tutto il resto del mondo.
L’internazionalismo è principio sancito dalla Costituzione Cubana. L’articolo 12 inizia statuendo: “La Repubblica fa propri i principi dell’antimperialista e dell’internazionalismo” E nel comma ch) si stabilisce che “promuove l’unità della Repubblica di Cuba con tutti i paesi del Terzo Mondo contro le politiche imperialiste e il neocolonialismo che perseguono la limitazione o la subordinazione della sovranità dei nostri popoli e aggravano le condizioni economiche di sfruttamento e di oppressione delle nazioni sottosviluppate.”
L’articolo 12 e il suo secondo comma non sono solo parole sulla carta all’interno del testo costituzionale, ma rappresentano la cristallizzazione teorica di una prassi costante. Fidel ben ragionava quando definì la prassi internazionalista e solidarista come “il più bel fiore della Rivoluzione Cubana” e ricordò che “essere internazionalista significa saldare i propri debiti con l’umanità, perché è molto importante per il nostro popolo, ma è ancora più importante per quel popolo di 230 milioni di nostri fratelli latinoamericani (oggi oltre 600 milioni), il futuro di questo nostro continente e del mondo intero”
Questo è il concetto di patria che ha cittadinanza a Cuba, questa è l’essenza de “La patria è l’intera umanità” di Josè Martì.
A causa dell’embargo economico, l’Isola soffre ancora della carenza di molte materie. Nonostante l’embargo non sono però mai stati sospesi gli aiuti internazionalisti – neppure durante gli anni estremamente duri del Periodo Speciale – attendendo di soddisfare le proprie necessità primarie per riprenderle in seguito, posto che si è continuato a condividere la gran parte delle risorse economiche ed umane con la popolazione più necessitata che abita sulla faccia della Terra.
Il patriottismo cubano raggiunge la sua espressione più universale, solidaristica e umanitaria quando si esprime come negazione della negazione, come opposizione all’imperialismo e ai suoi obbedienti lacchè; non è sciovinista e razzista come quello dei paesi capitalisti. Quello cubano – lo hanno dimostrato ampiamente – è grandiosamente generoso con i più svantaggiati del pianeta; quello degli altri è nettamente egoista. Cuba si offre al resto del mondo per aiutare disinteressatamente per tutto quanto sia possibile, quelli cercano in modo interessato di saccheggiare tutto quello che riesce loro… Cuba, in definitiva, pratica l’internazionalismo solidale; quelli, senza dubbio, il più inumano interventismo.
L’esperienza cubana è il chiaro esempio di come con poco si può ottenere tantissimo. Il suo comportamento altruista dovrebbe far arrossire i governanti del primo mondo, molti dei quali sono i continuatori della politica colonialista dei loro predecessori, che li identifica come i grandi responsabili della miseria che il mondo di oggi sta soffrendo. Ma sanno che cos’è la vergogna? Chiaramente no.
I sostenitori del capitalismo nella sua fase suprema non cessano di ricorrere alla menzogna, oltre che alla forza; e lo fanno con lo scopo perverso di aumentare i loro enormi privilegi, a costo di condannare alla miseria assoluta l’80% della popolazione mondiale.
Dicono, ma non fanno. Promettono ma non mantengono. Cuba socialista, nonostante il blocco, mettendo in pratica la massima di Josè Martì “Fare è il modo migliore per dire”, si è sempre spesa per aiutare gli altri paesi fratelli con decine di migliaia di lavoratori del settore sanitario, dell’istruzione, dell’edilizia… mediante tecnici dei rami più diversi. E in un certo periodo, anche col proprio sangue versato sui campi di battaglia.
Milioni di esseri umani nel mondo hanno beneficiato dell’affetto di Cuba per più di mezzo secolo. Non voglio parlare di altri esempi che lo provano. E lo faccio perché, se è vero che “tutta la gloria del mondo entra in un grano di mais” tutta l’esperienza cubana nelle questioni di solidarietà non può essere racchiusa in poche pagine.
La storia di Cuba è piena di “giardineri” esemplari; tra i molti vi sono Félix Varela, José de la Luz y Caballero, Carlos Manuel de Céspedes, José Martí, Julio Antonio Mella, Rubén Martínez Villena…
Ma i semi da loro gettati non sono mai arrivati a germinare se non dal primo gennaio
1959. A partire da quella data storica, a Cuba hanno finalmente messo radici e sono cresciute con vigorosa e piena sovranità la giustizia, le pari opportunità… la libertà. E in questo splendido frutteto, si erge sempre vigoroso l’internazionalismo solidale: “il fiore più bello della Rivoluzione Cubana“.

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