Federazione delle Donne Cubane: cinquantacinque anni di luminosa esistenza

f0026042El próximo 23 de agosto, la Federación de Mujeres Cubanas -FMC- cumplirán 55 años de existencia. A modo de homenaje, Baraguá  reeditará el presente texto publicado el 23 de agosto de 2010, justo cuando la citada Federación cumplía medio siglo -donde dice cincuenta, ahora se deberá leer 55-. Escrito originalmente en castellano, hoy será publicado en italiano, mañana sábado en catalán y, finalmente, el domingo, en su versión original.

 

Se qualche mezzo è imprescindibile per fare una rivoluzione, quello è precisamente l’unità dei rivoluzionari: senza la quale è praticamente impossibile raggiungere un obiettivo così complicato. A Cuba, il compagno Fidel dimostrò essere un maestro nell’unificazione della base sociale. Guidando il Movimento Rivoluzionario 26 Luglio, che già di per sé era un gruppo importante, riuscì ad avere anche l’appoggio di altre forze, come il Direttivo Rivoluzionario 13 Marzo ed il Partito Socialista Popolare-comunista. Ma, come avrebbe detto Martì a Carlos Baliño, la rivoluzione non è quella che inizia nella selva bensì quella che si sviluppa nella Repubblica dopo la presa del potere dei rivoluzionari. A partire dal primo gennaio del 1959, dunque, era necessaria un’unità molto più solida ed organizzata, che fosse capace di frenare le aggressive logiche dell’oligarchia nazionale e straniera, scatenate per la disperata lotta di recuperare i privilegi persi e, allo stesso tempo, continuare ad avanzare nel radicale cambiamento socio-politico che una rivoluzione socialista esige se, come quella cubana, è autentica.

Così, i Comitati per la Difesa della Rivoluzione (CDR), l’organizzazione cubana che conta il maggior numero di militanti (attualmente più di 7.600.000), nacque il 28 settembre 1960; la gioventù rivoluzionaria si unificò il 4 aprile del 1962 attorno all’Unione dei Giovani Comunisti ( UJC ), il 17 maggio 1961 fu fondata l’Associazione Nazionale dei Piccoli Agricoltori ( ANAP ) al fine di rappresentare gli interessi sociali ed economici dei contadini; la vecchia Confederazione dei Lavoratori Cubani, anch’essa nel 1961 modificò leggermente il nome sotto l’impulso di affrontare la nuova tappa, diventando Centrale dei Lavoratori di Cuba (CTC). E non mi dimentico delle donne. Loro, che ebbero già un ruolo molto importante durante il periodo insurrezionale, con rinnovata forza diventarono, a pieno diritto, un pezzo imprescindibile nel processo rivoluzionario che iniziava allora.
Il 23 agosto del 1960, oggi compie cinquanta anni, frutto della fusione dell’Unità Femminile Rivoluzianaria, la Colonna Agraria, le Brigate Femminili Rivoluzionarie, i Gruppi di Donne Umaniste e la Fratellanza delle Madri, tra le altre organizzazioni già esistenti prima del trionfo, venne fondata la Federazione delle Donne Cubane – FMC. Tutte le organizzazioni di massa menzionate, nacquero con un chiaro ed identico obiettivo: sviluppare e difendere la Rivoluzione da ognuna delle proprie “trincee”; ossia, che è esattamente la stessa cosa, sviluppare e difendere gli interessi dell’immensa maggioranza della popolazione cubana.
Come ci si poteva aspettare, gli yankee non tardarono molto tempo ad aggredire la Rivoluzione; lo fecero praticamente dallo stesso primo gennaio 1959, e perfino prima. Era quindi particolarmente necessaria l’unità di cui parlavo già all’inizio di queste righe. Nella chiusura dell’atto costitutivo della FMC, Fidel espresse che “per questo è buono organizzare, per questo è buono unire, per questo è buono prepararsi a lottare, per questo il cammino che hanno intrapreso le donne cubane è una vittoria in più del nostro paese. Questa unione di tutti i settori femminili della Rivoluzione rappresenta la costruzione di una forza, una forza entusiasta, una forza numerosa, una forza grande ed una forza decisiva per la nostra Rivoluzione”.
La Federazione che, grazie all’immenso carisma ottenuto attraverso gli anni, e senza più ulteriori integrazioni, è un’organizzazione di massa che sviluppa politiche e programmi destinati a raggiungere il pieno esercizio dell’eguaglianza della donna in tutti gli ambiti e i livelli della società. Il suo contributo sistematico alla formazione ed al benessere delle nuove generazioni è una delle sue numerose virtù. Nel gennaio del 1959 a Cuba lavoravano soltanto 194.000 donne, il 12% della forza lavoro. Attualmente il 46 % della forza lavoro nell’Isola è rappresentato da esse, circa 1.700.000 persone, occupando in maniera efficiente il 66% degli incarichi professionali e tecnici. Dei 614 parlamentari che formano l’attuale Assemblea Nazionale del Potere Popolare, 265 sono donne . Per quanto riguarda i membri delle attuali Assemblee Municipali del Potere, le donne occupano 5.046 delegazioni delle 15.093 esistenti, il 33,4 %
Ad adesione volontaria, attualmente la Federazione, che celebra i propri congressi ogni cinque anni, conta su di una militanza di più di 4.000.000; tutte al di sopra dei 14 anni di età, poiché questo è l’unico requisito che si esige per l’entrata. Il 13 settembre 1966, alla chiusura della V Plenaria Nazionale della FMC, Fidel disse che “se ci domandassero qual è la cosa più rivoluzionaria frutto della Rivoluzione, è praticamente questo: la rivoluzione che sta avendo luogo nelle donne del nostro paese. Se ci chiedessero quali sono le cose che più ci hanno insegnato nella Rivoluzione, risponderemmo che una delle lezioni più interessanti che noi rivoluzionari stiamo ricevendo nella Rivoluzione è la lezione che ci stanno dando le donne”.
E l’8 marzo del 1997, nella lettera scritta alle donne cubane, il Comandante in Capo espresse: “[…] senza la donna, la notevole opera della Revolucion non sarebbe stata possibile. Durante questi anni difficili, non c’è stata responsabilità economica, sociale e politica, non c’è stata conquista scientifica, culturale e sportiva, non c’è stato contributo alla difesa del nostro suolo e della sovranità della Patria che non abbia contato sulla presenza costantemente entusiasta e patriottica della donna cubana. Nessuno come lei ha fatto i maggiori sacrifici nel periodo speciale nel quale stiamo ancora vivendo, né si è innalzato tanto da trasformare in prodezza lo sforzo quotidiano”.
Dal 1868 – anno in cui realmente cominciò a svilupparsi l’attuale Rivoluzione – fino ad oggi, l’elenco di ammirabili donne che Cuba ha visto nascere o ha ricevuto in seno è impressionante. Mi sovviene proprio ora Mariana Grajales e Lucía Iñiguez Landín, rispettivamente madri dei Maceo e di Calixto García, di Bernarda Toro, sposa di Maximo Gomez, sorella e madre dei mambì, María Cabrales, sposa di Antonio Maceo, Mercedes Sirvén y Adela Azcuy, rispettivamente comandante e capitano dell’Esercito di Liberazione, Ana Betancourt, Isabel Rubio e tante altre valenti donne che durante la Guerra dei Dieci Anni (1868-1878) e la Guerra Necessaria (1895-1898), abbandonarono senza dubbi e senza chiedere nulla in cambio, le comodità della casa e la sicurezza familiare per addentrarsi nella selva con il legittimo obiettivo di riscattare la Patria. Più vicino ai nostri tempi, ricordo Celia Sánchez Manduley, Haydée Santamaría Quadrato, Clodomira Acosta Ferrals, Lidia Doce Sánchez, ed ovviamente, la santiaguera Vilma Espín Guillois, Presidente della FMC durante tutta la sua storia.
Per il loro notevole contributo alla rivoluzione sociale di Cuba e specialmente alla liberazione della donna, la FMC dedica il suo cinquantesimo anniversario alle eroine Déborah, Norma e Yeyé, nomi clandestini delle citate Vilma, Celia e Haydée. Ovviamente, sono molte le donne esemplari che fisicamente oramai non sono più qui tra noi. Ma in realtà tutte continuano ad essere vive, molto vive nel perenne ricordo della popolazione rivoluzionaria e più ancora nel cuore di ogni donna cubana.

  • (Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org —nº 330, 03-09-2010— a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare)


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